giovedì 30 giugno 2011

Un saluto


Ciao,
è venuto anche per me il momento di lasciare questa azienda. Chiedo scusa a tutti quelli che avrei dovuto salutare personalmente e che non ho salutato, ma non sono tagliato per gli addii, e poi Asti in fondo è piccola. Dopo quasi 17 anni è veramente complicato riuscire a trovare parole che non siano banali o scontate. Mi ritornano alla mente i periodi in cui era difficile trovare parcheggio, in cui quest'azienda era il fiore all'occhiello dell'economia astigiana, in cui dire "lavoro in CESET" suscitava ammirazione ... tempi lontani ... passati purtroppo, ora rischi che ti venga negato anche solo il finanziamento per il televisore..
Se da un lato il distacco è duro, ho trascorso in questa azienda la quasi totalità della mia vita lavorativa, da un altro è però anche un grande sollievo, l'ultimo periodo è stato tutt'altro che facile, ma è comunque servito a qualcosa, ad esempio a capire con chi ho condiviso questi anni di lavoro poichè è nei momenti difficili che la vera natura delle persone emerge e si rivela per quello che è, ma soprattutto mi è servito a rivedere e ricollocare i valori in cui credo nel giusto ordine.
Andandomene, rifletto su quanto ho potuto lasciare di buono e su quanto mi porto dietro. Se qualcosa di buono ho lasciato non sta a me giudicarlo, con me porto soprattutto l'amicizia dei pochi colleghi con i quali sono riuscito ad instaurare un rapporto vero e sincero e che sono sicuro durerà negli anni a venire. Tutto il resto non merita alcuna menzione.
A chi resta e a chi, come me, è destinato ad uscire auguro tanta, tanta fortuna (che ne abbiamo tutti bisogno) e auguro di riuscire a trovare una dimensione giusta in cui ci sia spazio per la realizzazione professionale, ma anche e soprattutto per quella umana perchè se è vero che il lavoro ci permette di portare a casa il pane per vivere, che vita sarebbe senza qualcuno con cui condividerlo ?

p.s.

mercoledì 15 giugno 2011

(Non) creare lavoro ?

Più di un anno fa compariva, affisso in posizioni strategiche qua è la per lo stabilimento, l'annuncio dell' avvio del progetto aziendale denominato "Creare Lavoro". Lodevole iniziativa invero, volta ad agevolare la ricerca di un nuovo posto di lavoro a tutti coloro che lo avessero desiderato ... già, a tutti coloro che lo avessero desiderato. Nessun vincolo quindi, nessuno escluso. "Strano!", mi sono detto, ma poi considerato anche il momento difficile ho superato i dubbi iniziali e vi ho aderito. Mi sono recato dalla persona che in azienda era stata incaricata di seguire il progetto, ho compilato un modulo ... et voilà ... fatto.
Il giorno dopo già i primi risultati, mi chiama il mio capo e mi annuncia che, visto che avevo manifestato il desiderio di lasciare l'azienda, era stato annullato un corso di formazione che avrei dovuto fare di li a breve. Certo, non vale la pena investire su chi vuol lasciare l'azienda. Dimenticando forse, che già da tempo è l'azienda che mi ha dato il benservito annunciandomi che qui per me non c'è più futuro. Contropartita un improbabile trasferimento a Vicenza a condizioni capestro (giusto per essere a posto con la coscienza). Mah!
Passano i mesi e non succede assolutamente nulla. Ogni tanto mi viene passato il riferimento a qualche annuncio di lavoro trito e ritrito pescato da Internet, quasi mai in linea con la mia figura professionale. Nessun contatto, nessuna opportunità, niente di niente, ah no! pardon ... a dire il vero qualcosa, nel frattempo, succede, la persona che in azienda si occupa del progetto viene messa in CIGS a zero ore (!). Il progetto verrà ora seguito da Vicenza nella persona del sig. Giuriato. Da questo momento cessano anche le comunicazioni sporadiche. Credo che negli ultimi mesi qui il buon Giuriato lo avremo visto un paio di volte sempre rigorosamente rintanato nel suo uffico ... che ci farà poi! Credo che molti degli iscritti al progetto stenterebbero a riconoscerlo.
Ora a seguito della firma del nuovo accordo sindacale il progetto "Creare Lavoro" torna prepotentemente alla ribalta come strumento preferenziale dell'azienda per la ricollocazione del personale in esubero, tanto che addirittura, le persone dichiarate in esubero sono tenute ad esprimere per iscritto la volontà di non aderirvi.
Senza dubbio all'azienda sfugge qualcosa. In primo luogo che un progetto del genere deve necessariamente essere seguito sul territorio da qualcuno che del territorio e delle opportunità (poche) che sul territorio si presentano abbia conoscenza. Siamo tutti capaci ad iscriverci a Monster, o Manpower o qualsivoglia agenzia di lavoro interinale ed attendere pazientemente che qualche annuncio appetibile cada nella nostra rete. In secondo luogo, e mi riferisco alla frase dell'accordo "disponibilità dell'azienda a segnalare figure professionali (...) di interesse per altri datori locali, intendendosi per tali anche le società di lavoro interinali" che le società di lavoro interinali, per fare outplacement ricevono un compenso, e ci mancherebbe visto che si tratta del loro business. Poi una chicca ... "corsi di qualificazione e riqualificazione professionale, non solo finanziati dalle istituzioni locali (...) ma anche per tramite di fondi Askoll" ... ma come ? Fondi Askoll ? Esattamente quello che (non) è successo a me!
Insomma ancora un volta l'azienda ci (ri)presenta una bella scatola vuota, un bel "pacco" infiocchettato, giusto per poter dimostrare alle istituzioni, non certo a noi, che si sta occupando di un problema. Che il sig. Giuriato allora venga qui e ci rimanga per tutto il tempo necessario a rendersi conto del tessuto sociale e delle opportunità che quest'area offrono, che prenda personalmente contatto con le aziende, piccole e grandi del
territorio, per rendersi conto di quali sono le reali opportunità di impiego e a quali condizioni vengono offerte. Che da semplice passacarte divenga un'opportunità concreta di aiuto per coloro, meno fortunati, rimasti fuori dai piani aziendali.
Nella speranza che qualche anima pia in holding legga queste poche righe e provi a metterci una pezza vi saluto tutti caramente.
p.s.

giovedì 9 giugno 2011

Elio ... e le storie tese

Non me ne voglia il buon Belisari per l'accostamento forzato, ma il titolo mi piaceva e così anche la nota band si ritrova ora in qualche modo legata alla nostra triste avventura.
Elio tutti sappiamo chi è ... il grande (indiscusso) timoniere del gruppo Askoll, le storie tese sono le storie di oltre 500 persone, di tutti noi che in questo ultimo mese siamo stati sballottati a destra e manca, abbiamo gridato, lottato e sofferto perchè due delle aziende di spicco dell'economia piemontese potessero sopravvivere al cancro della globalizzazione.
Due storie diverse che negli anni si sono a tratti unite per poi nuovamente separarsi, due esperienze nate dalla stessa mente imprenditoriale che hanno poi nel corso degli anni seguito cammini paralleli, pur sempre all'interno dello stesso gruppo. Forse mai veramente unite da un'idea, da un progetto, comune. Una dicotomia sfruttata fino all'ultimo, anche in questi giorni, per dividere, mai per unire le forze.
I destini di questi due stabilimenti, si separano ora per sempre, quello di Moncalieri destinato alla chiusura, quello di Castell'Alfero legato ad una grande scommessa, l'askoll motor, che continuerà la sua corsa, aggrappandosi alla speranza che questo progetto possa finalmente decollare come promesso dall'imprenditore Elio Marioni.
Ci è stato rimproverato di aver attaccato troppo duramente la proprietà addossando ad essa tutte le responsabilità di ciò che è accaduto in Askoll P&C non tenendo nella dovuta considerazione i fattori legati alla crisi ed al mercato, ma io mi chiedo chi si deve far carico di tutto questo ? Infondo l'imprenditore qui è uno, nessun azionista, nulla di nulla se non un unico incontrastato padrone.
Allora che si assuma le sue responsabilità. Che passi almeno qualche notte in bianco, se ha un minimo di coscienza. Che pensi, quando lascia il suo porsche acceso davanti allo stabilimento, che c'è gente che fatica a arrivare a fine mese.
Altre aziende, nella nostra stessa situazione, hanno fatto scelte differenti (vedi Nidec Sole di Pordenone, che addirittura ha richiamato voulumi dall'Ungheria per salvaguardare la situazione occupazionale). Ormai qui i giochi sono fatti, rien ne va plus!
Fra i vari commenti, che ogni giorno arrivano numerosi sul blog, ne ho lette di tutti i colori. Il sentimento che che emerge prepotentemente è senza dubbio la rabbia, quel sentimento di impotenza di chi si vede ora, magari a 40 o 50 anni, a doversi reinventare e rimettere in gioco, con tutto quel che questo comporta.
Ho ben chiaro in mente cosa questo significhi visto che anche io seguirò il destino di quelli che a breve inizieranno il percorso di uscita dall'azienda, anche io ho tanta rabbia dentro. Rabbia per come le cose sono state gestite negli ultimi anni, rabbia per le speranze prima date e poi tolte, rabbia per le promesse fatte pur sapendo che non sarebbero mai potute essere mantenute. Solo ora l'azienda, ma forse sarebbe meglio dire qualche mosca bianca, si sta rendendo conto dei tanti errori commessi, a partire dall'approccio commerciale con i clienti fino ad arrivare alla mala gestione delle persone, troppo tardi per i più, speriamo non troppo tardi per i pochi che proseguiranno il cammino.

p.s.

mercoledì 8 giugno 2011

Moncalieri, sarà chiusura

La peggiore delle previsioni è divenuta purtroppo realtà. Moncalieri chiuderà i battenti. In queste ore si sta lavorando ad un' ipotesi di accordo in modo da permettere un' uscita dignitosa a tutti i dipendenti dello stabilimento.
L'obiettivo è quello di chiudere le trattative entro la giornata di domani. Già questa sera l'ipotesi di accordo verrà sottoposta al vaglio dei lavoratori, dopo di chè, se approvata, verrà portata all'attenzione dell'azienda.
Tutta la solidarietà possibile ai lavoartori di Moncalieri, per i quali si prefigura un immediato futuro tutto in salita. Ci auguriamo che le loro richieste vengano accolte e che venga loro data una possibilità di ricollocamento oltre che tramite gli strumenti istituzionali anche per mezzo di un impegno serio e concreto da parte dell'azienda.
Ci auguriamo che il progetto "Creare Lavoro" più volte sbandierato dalla direzione non sia solo, come di fatto è stato fin ad oggi , una scatola vuota messa in piedi per far vedere che l'azienda si sta occupando dei lavoratori in esubero, ma un' occasione per dare al maggior numero di persone possibile un' opportunità di ripartire e ricostruirsi una vita lavorativa. Perchè ciò sia possibile l'azienda deve fare di più, molto, molto di più, di quello che ha fatto fin ora. Non è pensabile gestire un progetto del genere dal veneto senza avere la più pallida idea del tessuto sociale all'interno del quale si devono reinserire i lavoratori e delle realtà produttive locali. Chi si occuperà di questo problema dovrà necessariamente essere presente sul territorio. Altrimenti sarà solo l'ennesima presa in giro.

martedì 7 giugno 2011

Moncalieri, Askoll non fa concessioni

Dall'incontro di oggi pomeriggio in Regione si esce purtroppo con un ennesimo nulla di fatto per quanto riguarda lo stabilimento di Moncalieri. L'azienda non è disposta a fare altre concessioni oltre alla proposta minimale (mantenere 33 dipendenti in un ipotetico sito ancora da individuare) già formulata alcuni giorni fa e che aveva provocato la rottura del tavolo delle trattative. A poco è valsa in questo caso la mediazione delle istituzioni, con le quali è stato comunque concordato un prossimo incontro per domani alle 11.00.
All'uscita dall'incontro odierno si sono purtroppo verificati alcuni episodi di intolleranza nei confronti dei rappresentanti dell'azienda, episodi che rischiano di compromettere ancora maggiormente ulteriori trattative. Lo spettro della chiusura è quindi sempre più reale.
Domattina, prima dell'incontro in regione, è prevista un assemblea dei lavoratori convocata per le ore 9.00. Ci auguriamo che prevalgano la calma ed il buon senso così da poter garantire per tutti la migliore soluzione del problema possibile.

Castell'Alfero, siglato l'accordo

Questa mattina presso la Regione Piemonte, presenti istituzioni, OO.SS., RSU e rappresentanti aziendali è stato siglata e ratificata la bozza di accordo sottoposta a referendum ed approvata a larga maggioranza dai lavoratori in data 1 guigno.
Un'altro passo avanti verso un obiettivo difficile, ma non impossibile, mantenere viva un'azienda storica dell'astigiano, difendere l'occupazione e tutelare al meglio chi verrà escluso dal progetto aziendale. Già perchè non bisogna dimenticare che comunque in questo primo anno oltre 70 lavoratori dovranno lasciare l'azienda e tutto questo avrà un impatto sociale non indifferente, soprattutto in un momento come questo ed in una provincia come quella di Asti, già duramente provata.
I prossimi appuntamenti per la definizione tecnica dell'attuazione dell'accordo sono previsti entro il 20 di giugno.

venerdì 3 giugno 2011

Situazione Askoll P&C stabilimento di Moncalieri

Nell’incontro del 1 Giugno 2011 tra Azienda, Organizzazioni Sindacali e RSU, il tavolo delle trattative è stato “rotto”.
Il nuovo incontro si svolgerà direttamente nella sede della Regione il prossimo 7 Giugno 2011.
Motivo della rottura, l’Azienda ha ripetuto quanto detto nell’incontro precedente e cioè il progetto per il sito di Moncalieri è quello di produrre componenti per il gruppo Askoll  per le seguenti quantità
·         12.000.000. di alberini
·         12.000.000 di magneti rotori
·         8.000.000 di bobine di cui 2.000.000 con TP.
Il n° di dipendenti sarà di  33 persone suddivise in 25 diretti di produzione e 8 indiretti, presso un non precisato sito da affittare, nella zona industriale di Moncalieri
Questo non è stato accettato dalle parti sindacali..... e nelle 2 brevi assemblee organizzate  per i dipendenti all’interno dello stabilimento, hanno immediatamente decretato uno sciopero per i successivi turni.
La situazione quindi è molto critica, da una parte,  l’azienda mantiene le”posizioni” ante incontro presso la regione del 19 maggio u.s., senza presentare un “Progetto” con la P maiuscola, mentre le Unità sindacali non possono che NON accettare questa situazione, non resta che augurarci che nel prossimo incontro le istituzioni si “ricordino” cosa era stato richiesto....

La difficoltà di unire 2 ideologie – 2 culture

Come tutti i lavoratori di Askoll P&C ho fortemente creduto nel piano industriale proposto agli inizi del 2009.
Era un piano che prevedeva sacrifici, enormi sacrifici a livello occupazionale, ma era un Piano che permetteva di salvare 2 stabilimenti  oramai decotti, spremuti da una multinazionale avida di interessi e poco incline a investire.... ne è la prova di la mancanza assoluta di innovazione del prodotto a partire dal 1998 .
E poi la “forza” di avere un imprenditore per giunta italiano,  disponibile finanziariamente, produrre in Italia con linee molto automatizzate, etc....  mi intrigava.
Poi i primi segnali di difficoltà specialmente di dialogo, facevano presagire il NOI ed il LORO con situazioni al limite del ridicolo.
E’ vero che l’organizzazione della Emerson era ridondante ma perlomeno con alcune difficoltà, le problematiche arrivavano alla chiusura e qualche volta erano risolte, non si prendeva tempo facendo finta di studiare soluzioni  e le persone pur mugugnando, lavoravano.
Riassumo 2 esempi :
Qualità del prodotto
Quando a Moncalieri veniva riscontrato un problema e subito condiviso con Askoll 3 questo problema aveva 2 possibili soluzioni:
·         “Non è mai stato riscontrato ma sei sicuro?” (bugia) vedi alcuni scarti di produzione Askoll 3  (perdite tra l’idraulica ed il corpo statore per l’oring twistato) ricevuti per errore dal cliente a Moncalieri
·         “Mettetelo da parte che poi si vedrà” (abbiamo ancora circa 40.000 corpi statore fermi dal maggio 2010) in attesa di definizione!
Perchè 2 culture?
E’ bello per tutti trasferire al proprio responsabile, una good news  (abbiamo fatto un fatturato da urlo, abbiamo prodotto al 120%, etc....) ma il vero manager trasferisce anche gli aspetti negativi. Forse in Askoll non sempre funziona così.
E cosa dire della decisionalità dei responsabili, tutti si adoprano per  completare l’informazione per aiutare il collega, ma quando c’è da decidere.....chi decide? pochi, forse è giusto o forse no.
Io personalmente preferisco e sono stato abituato, a “decidere” con  livelli di responsabilità via via crescente,  credo che questo crei un’azienda più fertile a livello mentale, una  maggior democraticità empatica e l’azienda si arricchisce di persone che si sentono integrate anche a  livello emotivo.

mercoledì 1 giugno 2011

Castell'Alfero: l'accordo c'è !

Castell'Alfero; risultato plebiscitario per la bozza di accordo fra azienda e sindacati messa ai voti nella giornata di oggi.

Aventi diritto 287, Votanti 234, SI 217, NO 15, Nulle 1, Bianche 1.

E' tutto sommato un buon accordo, sia per chi rimane sia per chi esce. Frutto di estenuanti trattative, ma soprattutto della volontà espressa da RSU e OO.SS. di raggiungere un obiettivo concreto che salvaguardasse da un lato l'occupazione e dall'altro che potesse dare una possibilità effettiva a chi rimaneva fuori dai piani di sviluppo aziendali.
Il numero di esuberi è stato ridotto, per il primo anno, a 71 (i 53 residuo del precedente piano più 18). In produzione verrà attuata una turnazione 6x4 che permetterà di spalmare in modo più equo il peso della cassa integrazione. Orario ridotto (6 ore) anche in alcuni uffici. Buoni gli incentivi all'esodo.
L'accordo votato verrà da questa sera lasciato a disposizione per la ratifica da parte dell'azienda.
Mancano ancora la sigla in regione (prevista per il giorno 7 di giugno) e la definizione tecnica di come e in quali tempi i vari punti dell'accordo verranno attuati. Entro fine giugno comunque tutti gli aspetti tecnici dovrebbero essere definitivamente chiariti.
Significativo il fatto che, in questa ultima fase di trattativa, sia stato lasciato da parte il consulente aziendale Mastelli che, a nostro parere, aveva contribuito non poco, nelle precedenti sedute, con il suo atteggiamento negativo ed arrogante a irritare i rappresentanti dei lavoratori (ma non solo) e ad impedire un confronto serio e costruttivo, come pure il fatto che alcuni dei dirigenti si siano adoperati per quanto possibile a mediare in fase preliminare contribuendo in qualche modo ad un avvicinamento fra le parti.
L'accordo non è ancora formalmente chiuso, ma il primo passo, il più difficile, è stato fatto.
Un plauso va a tutti coloro, operai ed impiegati che, ciascuno contribuendo per la loro piccola parte, hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato.

lunedì 30 maggio 2011

30/05 aggiornamento

Dopo la chiusura di giovedì e l'abbandno del tavolo delle trattative da parte di OO.SS.. ed RSU, nella giornata di venerdì si sono susseguiti l'incontro con i lavoratori voluto dalla direzione di cui abbiamo già accennato in un precedente post e ben tre assemblee che hanno portato alla difficile decisione di riprendere da oggi l'agitazione interrotta la scorsa settimana. Durante le giornate di sabato e domenica si sono quindi alternati frenetici incontri fra rappresentanti della dirigenza Askoll, RSU e personale dell'azienda. A seguito di questi numerosi colloqui si è giunti alla decisione di lasciare una possibilità alla trattativa e di non presidiare i cancelli, solo le merci sono state bloccate, ma non i lavoratori intenzionati a recarsi comunque al lavoro. Questo come segno tangibile di distensione.
Nella giornata odierna, le RSU si sono nuovamente riunite ed hanno steso una bozza di accordo da presentare come controproposta all'azienda durante l'incontro tecnico richiesto e previsto questo pomeriggio per le ore 18.00 presso la sede Askoll di Castell'alfero. La bozza è stata poi illustrata ai lavoratori durante un' assemblea tenutasi alle ore 15.00.
Alle ore 18.00 in punto è iniziato l'incontro con la direzione aziendale che è tuttora in corso.
Domani mattina alle ore 9.00 è previsto un secondo incontro presso l'Unione Industriale della provincia di Asti.

domenica 29 maggio 2011

Il senso degli strumenti

Il nostro Blog nasce con l’unico intento di portare e mettere in evidenza in tutto il mondo la nostra situazione. E’ chiaro a tutti che oggi solo se dai fastidio sei ascoltato, l’era di chi grida più forte è passata bisogna diventare spine nel fianco bisogna far conoscere i nostri problemi, bisogna far storia, bisogna far imparare a leggere perché solo raccontando le nostre esperienze e rendendole pubbliche abbiamo la speranza che le cose possano finalmente cambiar rotta.
Siamo ancora in democrazia e quindi tutti possono esprimere la propria idea, può essere condivisa, può essere accettata ma può anche non esserlo insomma nessuno si deve sentire ne più ne meno di quello che sa di essere.  Il giudizio della gente non può essere sempre piacevole, occorre anche comprendere lo stato   d’animo che porta le masse ad “ARRABBIARSI” .  Occorre parlare alla gente con lo spirito di chi sa che chi è di fronte a te domani non ci sarà più e quindi il rispetto sta nel riportare i toni a livelli di discussione accettabili e non di incazzamento.  Se invece si arriva a spegnere l’incendio con lanciafiamme e cisterne di benzina …….beh forse l’incendio diventa un ambiente esplosivo pericoloso per tutti.
Credo che anche lo sciopero sia un ottimo strumento di protesta.  Ti rende visibile alla gente del posto, serve ad attirare la stampa e le tv avide di notizie anzi di brutte notizie. Serve a spingere due parti contrapposte a sedersi attorno ad un tavolo e a discutere. Se usato bene può dare ottimi risultati. A noi è servito molto, è servito a creare le basi di un percorso che porterà sicuramente ad un drastico ridimensionamento del nostro stabilimento ma non alla chiusura immediata. Certo, anche in questo caso, è solo una mia considerazione molti potrebbero dire tutti subito che pochi domani. Si è vero anche questo è un punto di vista.
Il dialogo è un ottimo strumento costringe le parti a guardarsi negli occhi, costringe gli uni e gli altri ad esporsi, obbliga ad un confronto che inevitabilmente porta a compromessi, obbliga a ritornare sui propri passi, obbliga e costringe a mettersi gli uni nei panni degli altri. Credo che sia un ottimo strumento per crescere e condividere obbiettivi che in altro modo nessuno riuscirebbe a raggiungere. Serve anche a vincere le paure di confrontarsi, le paure di esprimersi davanti ad altre persone, le paure di esprimere il proprio pensiero sapendo che chi ascolta ti rispetta e non ti considera inferiore.
Questo per cercare di far capire come oggi nulla vada lascito al caso. Viviamo un periodo particolare: abbiamo tutto e ci rendiamo conto che stiamo per perdere tutto. Che beffa….che destino ingiusto !
Il mio desiderio sarebbe quello di voltarmi e vedere la mia azienda lavorare, rivedere il piazzale nuovamente occupato da auto, rivedere volti stanchi da una giornata di lavoro ma sereni di un futuro che ancora c’è.
Non lasciamo nulla di intentato torniamo ai cancelli ma riprendiamo immediatamente le trattative, obblighiamo chi dall’altra parte che ancora un po’ di sale in zucca ce là, a ritornare sui suoi passi e riprendere quella benedetta bozza riscrivendola con il giusto senso di chi sa bene che pur avendo in mano il destino di ognuno di noi  sa altrettanto bene che questa azienda l’ha portata ad essere grande e ogni goccia di sudore versata battendo il martello sui chiodi  non è mai stata altrettanto fortemente riconosciuta. Non sono i puri e nudi calcoli sugli  immediati guadagni a far pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra ma guardiamo tutti al futuro di chi rimane ma soprattutto di chi lascia non per propria volontà. Soprattutto per chi se ne va perché fuori dalla nostra azienda la realtà non è di opportunità ma di schiaffi in faccia. La nostra provincia è diventata terreno di conquista straniera, siamo stati comprati da tutte le parti del mondo, ma allo stesso  tempo abbiamo portato il nostro sapere in tutto il mondo. L’apporto di tutti ha fatto si che la nostra fabbrica sia stata considerata un giusto investimento da chi ci ha comprati. Non lasciamo mai che,  per principi o per posizioni prese, per arroganza, per poca saggezza, per l’incapacità di ascoltare, per l’incapacità di dialogare, il destino di ognuno di noi diventi gioco o provocazione.

Marco

I sommersi e i salvati

Chi ha avuto modo di leggere questo libro ricorderà qual'era il concetto che sottostava al titolo. I collaborativi, coloro che in qualche modo avevano qualche cosa da offrire o da millantare, i furbi e tutti coloro che in qualche modo riuscivano a emergere sulla massa, a scapito dei più deboli o semplicemente dei più sprovveduti, erano i "salvati" inevitabilmente tutti gli altri erano sommersi, ed il loro destino era tristemente segnato.

Esiste un certo numero di colleghi che per ragioni diverse (in realtà nessuno ha mai fatto nomi e cognomi) ritiene di far parte della schiera (peraltro piuttosto esigua) dei salvati, di coloro a cui l'azienda garantirà ancora un posto di lavoro, seppure per un periodo di tempo non determinato forse sei mesi, un anno ... chi può dirlo ... Siamo stati informati che l'azienda (nella persona della sig.ra Gallio) ha incontrato separatamente un certo numero di lavoratori nella giornata di venerdì. Non sappiamo esattamente cosa sia stato detto o promesso loro, ma è chiaro che ancora una volta il tentativo è stato quello di dividere i lavoratori, di metterli uno contro l'altro con false promesse, ma anche con minacce ("se scioperate ancora chiudiamo tutto subito"). Insomma, agitare le acque per pescare nel torbido. Questo è un segnale di debolezza, è il segno che l'azienda ha paura e cerca tutte le strade per evitare di essere messa in ulteriore difficoltà. Per raggiungere lo scopo approfitta della buona fede, delle paure o più semplicemente dell'opportunismo di alcune persone. Opportunismo certo, perchè comunque c'è sempre chi in barba a tutti e a tutto tira a rimanere a galla qualsiasi vento tiri. Povere banderuole senza ne arte ne parte. Non dimentichiamoci che dopo ben otto anni di sala travaglio solo ora l'askoll motor sta partendo e solo grazie alla nostra professionalità. Oggi Askoll non è nella posizione di poter chiudere il nostro stabilimento, a meno che non ci abbia contato l'ennesima enorme frottola e in realtà alla proprietà non importi nulla del nuovo progetto ed abbia consapevolmente buttato dalla finestra milioni di euro. Ma in questo caso non ci sarebbe più nessun futuro per nessuno.

Personalmente ritengo di averne sentite ormai troppe e ritengo che l'unica strada percorribile sia quella di farci sentire con quanta forza abbiamo ancora in corpo. In questi giorni si è dato un gran peso ai numeri, in sostanza quanta gente potrà ancora sperare di lavorare in questa azienda, in realtà questo non è tutto. Ritengo che lo sforzo maggiore debba andare nella direzione di coloro che inevitabilmente, e ce lo ripetiamo da parecchio tempo, saranno esclusi. Cosa riserva il futuro per loro? A leggere la bozza di accordo presentata dall'azienda poco più di niente. Anche e soprattutto per tutte queste persone vale la pena di lottare. Ma forse gli ideali  di solidarietà e di giustizia hanno da tempo lasciato il posto al famoso detto latino "mors tua vita mea".

p.s.

sabato 28 maggio 2011

Il punto sulla situazione

Giornata campale oggi per lo stabilimento Askoll di Castell'Alfero. Alle 11.00 l'azienda chiede un incontro con le maestranze per un chiarimento sullo stato delle trattative e per presentare la sua proposta di accordo sindacale. Fin dalle prime battute appare chiaro che nulla di quanto proposto nei due giorni e mezzo di trattative dalle OO.SS e dalle RSU è stato recepito dall'azienda, che si presenta, da par suo, con una bozza di accordo a dir poco vergognosa.

L'azienda, per voce della sua rappresentante Gallio esordisce, per usare le sue stesse parole, in modo quantomeno "stravagante" prodigandosi in una prolissa, piccata e dettagliata critica al nostro blog, reo di affermare cose non vere e di mettere in cattiva luce la proprietà. Ci vengono messe in bocca cose che per altro non abbiamo mai detto o date interpretazioni del tutto soggettive. Una per tutte che Marioni sarebbe un bancarottiere ... con un minimo di attenzione si sarebbe notato che "bancarottiere" (anzi bancarottieri) è semplicemente parte del titolo di un articolo comparso sul blog di un deputato torinese del PD che abbiamo linkato alle nostre pagine (nella sezione "parlano di noi") e che espone le opinioni dell'autore sulle sorti dello stabilimento di Moncalieri ... pare che ancora una volta si parlino lingue diverse. Ancora una volta l'azienda travisa la realtà e la sfrutta a suo uso e consumo. Non dobbiamo dare giustificazioni a nessuno, ma i fatti esposti nei post pubblicati su "askoll in lotta" non sono niente meno che riflessioni su quella che è la cruda constatazione dei fatti unita a quella che è stata la nostra esperienza personale di lavoratori. Se poi quanto pubblicato fa male a qualcuno, chi si sente chiamato in causa tragga le debite conseguenze. Un piccolo risultato comunque è stato ottenuto, il nostro blog è passato dalle usuali 400 visualizzazioni circa al giorno alle oltre 800 di oggi.

Ma torniamo alla proposta fatta da Askoll. In sostanza, per bocca del direttore di stabilimento Bernardinello, si riaffermano gli stessi numeri e gli stessi concetti già più volte espressi, tuttavia la bozza presenta le seguenti aggravanti:
1. la scelta degli esuberi dovrebbe essere, in deroga alla legge italiana, a quasi totale discrezione dell'azienda. Ben sappiamo che "ragioni tecnico organizzativo produttive" significa a discrezione dell'azienda. Tutto questo in barba alla legge 223/91 che recita ben altre cose.
2. anche la rotazione del personale posto in CIGS sarebbe a discrezione aziendale, avendo inserito nella bozza di accordo una tale sovrapposizione di condizioni e cavilli da renderla sostanzialmente impraticabile.
3. Il residuale dell'esubero sarebbe posto a zero ore per tutto il periodo di cassa (altra deroga).
4. Apertura di una mobilità volontaria con un fondo dedicato agli incentivi di 300.000 euro (per 146 dipendenti sarebbero poco più di 2000 euro di incentivo a testa ... ridicolo!)
5. Un programma di ricollocazione e riqualificazione del personale puramente virtuale e sostanzialmente ricattatorio. Viene riesumato il programma "creare lavoro", praticamente una farsa essendo stata la persona che in azienda se ne occupava posta essa stessa (udite udite!) in CIGS a zero ore. Nessuno da allora ha più mosso un dito per riprendere in mano la situazione. In secondo luogo perchè si afferma che "a fronte di una offerta di lavoro avente carattere di continuità di almeno 6 mesi qualora il lavoratore rifiuti l'offerta non potrà far parte di ulteriori progetti di ricollocazione ne avvalersi di incentivi all'esodo" ... peccato che non si dica assolutamente nulla a proposito dell'eventuale tipo di offerta in questione, retribuzione, posizione, luogo di lavoro (altra bella clausola vessatoria).
6. Si parla poi di fantomatici corsi di riqualificazione eventualmente finanziati da fondi Askoll (oltre che da quelli classici istituzionali) ... fin ora purtroppo l'esperienza ci dice che l'unico risultato che hanno ottenuto i lavoratori che si sono iscritti al progetto "creare lavoro" è stato quello di vedersi negata la formazione (perchè non ha senso investire in qualcuno che ha intenzione di lasciare l'azienda).

A seguire le tre assemblee dei lavoratori chiamati a decidere sul da farsi di fronte questa ennesima chiusura da parte dell'azienda. La maggioranza dei lavoratori ha espresso la volontà di non desistere e tentare ancora tutte le strade per provare ad approdare ad una soluzione ragionevole della crisi. Sebbene i pareri dei dipendenti abbiano palesato soluzioni piuttosto variegate esistono ancora la disponibilità e la volontà da parte dei più a riprendere l'agitazione a tornare ai cancelli per ribadire i nostri diritti fino a che ce ne sarà la necessità.

venerdì 27 maggio 2011

Comunicato

A seguito dell'ennesimo muro contro muro aziendale, OO.SS. ed RSU di Askoll P&C hanno deciso di abbandonare il tavolo delle trattative . Oggi sono previste assemblee nello stabilimento al fine di decidere sul da farsi.

ore 12.00 - 13.00
ore 14.00 - 15.00
ore 20.30 - 21.30

giovedì 26 maggio 2011

Intervista a Elio Marioni (La Domenica di Vicenza) - Ottobre 2010

A quanto pare il nostro patron, già ad ottobre 2010 aveva le idee abbastanza chiare su cosa fare degli stabilimenti piemontesi ... leggete qui (ci siamo permessi di aggiungere tra parentesi qualche commento):


Marioni: "Marchionne, giusta la predica, sbagliato il pulpito"

«Le cose che dice Marchionne penso siano vere come sono vere anche alcune doverose precisazioni» ... ci dice Elio Marioni, presidente del Gruppo Askoll.


«Credo infatti che si debba fare una doverosa premessa. La FIAT ha fatto la parte del leone nell'industria italiana, beneficiando di finanziamenti di tipo assistenziale (e fin qui non ci piove). È l'esempio più eclatante di un sistema che ha fatto il suo tempo, ha avuto a disposizione tutti i marchi automobilistici, ha avuto il mercato a disposizione, ha governato direttamente o indirettamente Confindustria (ma perchè poi te la sei presa tanto quando non ti hanno eletto presidente dell'unione industriale di Vicenza ?) ed ha avuto un ruolo decisivo nel processo di sindacalizzazione del nostro Paese (proprio questi sindacati non ti vanno giù vero ? E' impensabile che i lavoratori possano essere tutelati!). Nell'ultimo governo di centrosinistra c'erano sette ministri di provenienza torinese e chi più e chi meno aveva avuto a che fare con la FIAT (e qui si evince che la cosa ti da non poco fastidio). Penso siano cambiati i suonatori ma la musica sia sempre la stessa. Io ho difeso l'Italia in tutti i modi e le maniere (spostando le produzioni all'estero ??? grandioso!), sperimentando situazioni analoghe a quelle di Marchionne.
Diciamo che il pulpito da cui parla è quello sbagliato, ma dice cose corrette. Le società estere del gruppo Askoll creano utili che vengono fagocitati dalla parte italiana. In Italia due aziende su 5 mangiano quello che viene fatto all'estero. (sarà un caso ma le due aziende citate saranno proprio gli stabilimenti di Castell'alfero e Moncalieri ?). Potrei non fare più nulla qui per aumentare la redditività (ma poi come fai a costruire l'ippodromo per tua figlia ?). È un sistema che va corretto e credo che la correzione più semplice sia quella dettata da un sistema liberale, che consenta alle imprese di fare quello che si deve (cioè sbattere quanta più gente si può in mezzo a una strada?), alimentando delle forme di assistenza in maniera alternativa rispetto ad oggi (l'unica cosa che alimenti è il tuo portafoglio, bella alternativa)».


Perché la parte italiana della sua azienda brucia quello che viene guadagnato all'estero?
«Ci sono capitoli di spesa pesanti, un eccesso di costi o spese aggiuntive rispetto agli altri Paesi vuoi per il lavoro impiegatizio che per quello dirigenziale (ma se in holding avete dirigenti e consulenti pure per pulire i cessi!) o operaio. Le burocrazie poi, con difficoltà a livello di regolamentazione dei rapporti sindacali. Nel mio caso vi sono difficoltà legate ad aziende avviate verso la crisi (ce le hai avviate tu verso la crisi!), di stabilimenti allocati nell'area di Torino (eccolo! ora si che la cosa è chiara). Ripeto, Marchionne dice cose corrette che non dobbiamo dimenticare il pulpito». (certo che se sugli stabilimenti italiani carichi anche le spese relative alle multe che prendete con le auto aziendali siamo a posto ...).


Vicenza sempre meno italiana. L'export va meglio del mercato interno?
«Sarei cauto sui dati relativi all'export. Posso portare l'esempio della mia azienda, cresciuta rispetto al 2009 di 15 punti nelle esportazioni (ci credo hai acquisito EAME che ti ha letteralmente aperto il mercato in Europa e in asia e ora che hai il mercato vuoi chiudere gli stabilimenti italiani ? Bravo!). Un dato positivo ma che se viene paragonato al periodo pre-crisi ci parla di una ripresa non ancora sufficiente. Siamo tutti ben lontani dall'essere riallineati con il 2008».

Piccola storia di Plaset

Plaset fondata nel 1975 dall'ing. Cottino, con sede a Moncalieri è il marchio che ha contraddistinto le pompe di scarico per lavatrici e i ventilatori per forni, cappe e  tangenziali  prodotti prima in maniera indipendente e successivamente sotto l' ombrello della multinazionale americana Emerson.
Dall'ottobre 2008 lo stabilimento produttivo di Moncalieri fa parte del gruppo Askoll (concorrenti) ed è une delle sedi produttive del gruppo dedicata alla produzione di pompe di scarico per lavatrici....
Arriviamo ai primi di Maggio, l' Askoll comunica la chiusura dello stabilimento per crisi: 208 lavoratori a casa dopo un investimento di circa 9 milioni di Euro.
24 maggio 2011 al termine dell' incontro che si è svolto a Torino presso la Regione Piemonte, l' Askoll ritira la procedura di cessata attività .  Per evitare la chiusura si avvarrà della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale....La storia continua e oggi con questo Blog ogni lavoratore può condividere le proprie emozioni e disperazioni raccontare i momenti di lotta davanti ai cancelli e sperare in una conclusione il meno triste possibile.

Aggiornamento sullo stato delle trattative

La riunione indetta ieri sera dalle OO.SS. e dalle RSU di Askoll P&C presso il teatro comunale di castell'Alfero ha evidenziato come le posizioni di sindacato ed azienda siano ancora molto lontane per quanto riguarda il livello occupazionale garantito e come il piano presentato dall'azienda sia puramente teorico, una mera equazione che non tiene assolutamente in nessun conto la realtà produttiva e le problematiche ad essa correlate.
In realtà questo è l'unico aspetto sul quale ci si sta confrontando da ormai due giorni. Ogni altra discussione, quale ammortizzatori sociali, incentivi, ecc ... passa in secondo piano in quanto funzione di questo unico punto cardine.
Ad oggi l'azienda propone di mantenere a regime un totale di 146 addetti fra operai diretti, indiretti e struttura (la metà meno uno degli attuali 293 - sarà un caso ?). Rimane inoltre arroccata sui numeri necessari per la produzione del nuovo askoll motor e sulla assoluta impossibilità di mantenere a Castell'Alfero parte della produzione del motore a collettore destinata al cliente whirlpool Napoli, quantità che sarebbe necessaria al raggiungimento delle fatidiche due turnazioni piene già più volte da noi auspicate.
Ancora una volta i relatori hanno evidenziato come il binomio Gallio-Mastelli tenda a portare sistematicamente la trattativa sul piano del nervosismo tentando di sfiancare con continue sospensive e riprese gli interlocutori, facendo affermazioni provocatorie, rimettendo continuamente in discussione concetti che sembravano già chiariti, addirittura interrompendo i suoi stessi dirigenti chiamati a chiarire aspetti tecnici nel momento in cui le domande poste dal sindacato non sono gradite, o forse temendo che le risposte possano in qualche modo metterli in difficoltà. Ancora una volta i numeri diventano entità soggettive, costruiti e smontati a piacere a seconda di quello che si intende dimostrare. Un film che purtroppo ci siamo abituati a vedere.
In buona sostanza l'impressione è che questa trattativa sia decisamente in salita e che l'azienda ci stia mettendo il così detto carico da undici per mantenere questo status il più a lungo possibile.
Non vale a molto che l'amministratore delegato Alessandro Beaupain ci venga a dire che Askoll crede nello stabilimento di Castell'Alfero, che vuole farne un polo di eccellenza se poi nella pratica chi è delegato per l'azienda a gestire il tavolo delle trattative dimostra nei fatti l'esatto contrario. Se non ci sono i volumi, se non ci sono piani concreti per portare nuovi progetti e nuove produzioni queste rimangono solo parole, puro e semplice ricambio d'aria ai polmoni.
Domani alle ore 14.30 riprenderà la trattativa presso l'Unione Industiale. L'azienda sa cosa vogliamo e sa che non siamo disposti a farci prendere in giro. Tutti noi ci auspichiamo che prevalga il buon senso e che si possa chiudere il tavolo al più presto e nel migliore dei modi possibile.

mercoledì 25 maggio 2011

Dottor Jekyll e mister Hyde

Curiosando qua e là su internet mi sono saltati all'occhio alcuni articoli comparsi a partire dal 2009 fino ad oggi riguardanti il progetto per la costruzione di un centro ippico in quel di Dueville (Vicenza). Progetto per il quale è previsto un investimento di oltre 20 milioni di euro, fortemente voluto da Elio Marioni, il proprietario di Askoll.
Inutile dire che, come in tutto quello che riguarda direttamente o indirettamente Askoll ed il suo patron Marioni, si sprecano fiumi di parole nel descrivere quest'opera faraonica, 25 ettari di terreno in cui sorgeranno, oltre ad una struttura destinata all'equitazione, anche un palazzetto dello sport, un parcheggio da 3000 posti auto ed aree destinate a bar e ristoranti.
Il progetto, partito quasi 8 anni fa, ha subito però cozzato con i regolamenti locali, poichè la zona su cui sarebbe dovuto sorgere il centro equestre era da più di vent'anni area agricola con vincoli di inedificabilità assoluta e paesaggistici, tanto che la provincia di Vicenza lo ha  stoppato costringendo il Marioni a ricorrere addirittura al TAR, presso il quale il ricorso risulta tuttora pendente.
Ora (ed è notizia dei primi di febbraio 2011) sembrerebbe che il progetto abbia subito una svolta e sia emersa la possibilità di realizzare il centro equestre in quel di Caldogno, comune a pochi chilometri di distanza da Dueville.
Nell'incontro di presentazione del progetto Marioni, oltre chiaramente a descrivere tutti i vantaggi portati da quest'opera all'indotto (ristoranti, alberghi, strutture turistiche ecc ...) ha affermato: "La struttura darà lavoro in maniera continuativa ad almeno 50 persone", e ancora che questa sarà "Un'opportunità di svago e intrattenimento gratuito vicino a casa".

Tutto questo stride, stride il fatto che questa persona, incensata e considerata al pari di un benefattore dalla comunità locale, sia disposta ad investire oltre 20 milioni di euro per creare 50 posti di lavoro (o forse più che altro per realizzare una specie di tempio intitolato alla sua persona), mentre a qualche centinaio di chilometri di distanza non si sarebbe fatta scrupoli a buttare in mezzo ad una strada 400 persone (senza considerare gli eventuali licenziamenti conseguenza dei danni provocati nell'indotto); 400 famiglie già duramente provate da un anno di cassa integrazione e che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.
Stridono le sue parole altisonanti "Il mio principio guida è non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te! Se portiamo questo ideale anche nel mondo dell’imprenditoria allora è naturale comportarsi eticamente, rispettando le leggi e i diritti dei lavoratori, ma anche sostenendo e proteggendo l’ecosistema" con quanto oggi sta succedendo qui in Piemonte.
Stridono ancora una volta i due pesi e le due misure adottati in parti diverse di quella stessa Italia della cui industria ed imprenditoria il nostro si dice difensore e sostenitore.

Ma allora chi abbiamo dinnanzi? Una specie di dottor Jekyll e mister Hyde? Probabilmente no, forse molto più semplicemente un piccolo imprenditore infarcito di vanagloria, assolutamente disattento verso i problemi reali delle persone e teso a realizzare sempre più utili al pari di un qualsiasi altro imprenditore americano, indiano o cinese che sia ... con buona pace dei suoi dipendenti e di tutti coloro che per i motivi più disparati si vengono a trovare sulla sua strada.

p.s.

martedì 24 maggio 2011

Riflessioni

In assenza di un piano industriale da parte di Askoll, siamo qui a fare alcune considerazioni. Ben consci che saranno necessari sacrifici, e non da poco, siamo qui a chiedere che venga garantito un futuro allo stabilimento ed ai lavoratori di Castell’Alfero. Per raggiungere questo scopo, si deve realizzare una condizione imprescindibile, devono essere riportati a Castell’Alfero i volumi del motore universale in quantità tale da alimentare le nostre linee di montaggio almeno su due turni.
Attualmente la turnazione sul motore MCA ruotava su 3 turni, 2 di lavoro e 1 di riposo forzato, più un certo numero di addetti, superstiti del 4° turno MCA, che già in passato erano stati spostati alla lavorazione del motore per ventilazione tangenziale ed in seguito sull’Askoll Motor.
Passare a soli 2 turni MCA significherebbe quindi rinunciare ad un turno intero di addetti, che è un sacrificio comunque enorme, ma di entità comunque ben diversa da quanto prospettatoci dalla Proprietà Askoll.
Questo riporterebbe anche il salario dei superstiti addetti al motore MCA a livelli dignitosi , dopo anni di sacrifici e di salario ridotto, conseguente alla turnazione anomala.

Piccolo suggerimento in termini di efficienza/redditività ... parlando di Slovacchia e Romania ... non sarebbe il caso di sfoltire le mandrie di indiretti che abitualmente bivaccano in produzione armati di cartelletta blu ? Che incarichi hanno? A chi rispondono? Visto che è un dato di fatto (come risulta da documenti ufficiali di Audit interno) che i controlli di processo non vengono fatti o vengono eseguiti in maniera approssimativa, altrettanto dicasi dei controlli di setup, tanto per fare qualche esempio, a che pro voler mantenere questo stato di fatto in una congiuntura come questa? E allora tagliamo un pò di rami secchi nelle cosiddette low cost countries e aumentiamo ulteriormente il margine di redditività in questi siti, così da poter dare un pò di respiro e stabilità  agli stabilimenti Italiani, senza contare che riportando volumi MCA in Italia, si potrebbe sensibilmente ridurre anche il numero dei diretti di produzione. Ma dove sta scritto che i sacrifici li dobbiamo fare sempre tutti noi qui in Italia?

23/05 nulla di fatto

Nulla di fatto nell'incontro odierno tenutosi presso l'Unione Industriale della provincia di Asti fra Askoll e rappresentanze sindacali. Si riprenderà domani alle ore 9.00. Tutti noi speriamo che l'azienda finalmente voglia mettere sul tavolo delle proposte serie e dimostri la volontà di voler trovare una soluzione a questa crisi. Troppe volte siamo stati presi in giro e questa volta non siamo disposti a "porgere l'altra guancia".
Se il fatto di aver ottenuto il ritiro della procedura di mobilità per cessazione parziale di attività per qualcuno può sembrare un risultato comunque accettabile, il fatto di non avere alcun tipo di garanzia su un piano industriale e su dei volumi di produzione significa solamente aver spostato il problema di un anno. Questa non è una soluzione, ma solamente il prolungamento di un'agonia.